Ogni estate, quando finalmente arrivano le ferie, entro in quello spazio mentale dove penso: “Ecco, adesso posso sistemare tutte quelle piccole cose che ho trascurato durante l’anno.”
Sai, quelle cose apparentemente minuscole, che però si accumulano — una dopo l’altra — fino a diventare un elenco infinito. Quelle che rimandi perché tra il lavoro, la famiglia, gli imprevisti… non c’è mai tempo.
Così, anche quest’anno, mi ero detta: “Due giorni e le sistemo tutte.”
Spoiler: non sono mai due. Appena inizi, ne spuntano altre. Più sbuca qualcosa da sistemare, più quei due giorni diventano quattro. E senza nemmeno accorgertene, ti ritrovi a dedicare metà delle ferie a sistemare, riordinare, gestire. E il tempo per ricaricare le pile… svanisce.
E io, di pile scariche, ne so qualcosa.
Quest’anno lavorativo è stato devastante. Non esagero. Mi ha risucchiata sotto tanti aspetti.
Non solo per il carico fisico (che già basterebbe), ma per quello mentale, organizzativo, emotivo.
Ho un ruolo di responsabilità: coordino collaboratrici, mi relaziono ogni giorno con un’utenza numerosa e molto sensibile — bambini e famiglie. E questo richiede presenza, lucidità, delicatezza, ogni singolo giorno.
Non puoi “fare tanto per fare”. E io, di natura, sono precisa, performante, sempre sul pezzo.
Ma proprio questa mia attitudine mi porta a esaurirmi già a febbraio. E da lì in poi, ogni mese diventa una corsa.
Ecco perché le ferie non possono — non devono — essere solo tempo per “mettersi in pari”.
Perché altrimenti a settembre si riparte già stanchi, con il fiato corto.
Negli anni ho sempre cercato di definire il piano perfetto: faccio tutto subito, così poi mi riposo? Oppure faccio poco ogni giorno, ma in modo costante?
La verità è che non esiste un approccio universale. Esiste ciò che ti fa stare bene.
E sto imparando, a piccoli passi, che per me stare bene significa essere più elastica. Anche con me stessa.
Non è facile. Sono molto severa con me. Tendo a misurare il valore del mio tempo in base a quanto riesco a “spuntare” dalla lista. Ma ultimamente mi chiedo: e se il vero valore fosse anche nel non fare? Nel concedersi una pausa senza sensi di colpa? Nel fermarsi prima di crollare?
Così quest’anno ho deciso di cambiare rotta.
Ho scritto una piccola lista di priorità — solo le cose veramente necessarie da sistemare in casa. E ho scelto di farne una o due al giorno, in momenti precisi.
Per me, il mattino molto presto è l’ideale: la casa è silenziosa, l’aria è più fresca, la mente è lucida.
Sono passati già sei giorni e sai cosa ho capito? Che funziona.
Con questa modalità riesco a concludere, a sentirmi produttiva, ma senza annullarmi. Riesco anche a staccare, a prendermi tempo per me, per la famiglia, per respirare.
È la prima estate in cui sento davvero che posso trovare un equilibrio.
E forse, per una volta, a settembre non ripartirò già stanca… ma semplicemente pronta.
Con affetto
Carlotte

